Mostra Virtuale 2014

La mostra Multisense Discovery 2014 non finisce qui! Potete trovare tutti i contenuti del percorso (l'esposizione con i video dei protagonisti e l'opuscolo informativo) qui sotto.

Afghanistan - La storia di Alidad Shiri

Alidad

Sono nato a Ghazni, in Afghanistan, all’inizio degli anni novanta, quando andarono al potere i talebani e le persecuzioni contro il popolo Hazara, di cui faccio parte, peggiorarono. Mio padre, laureato in giurisprudenza, all’epoca era a capo di un partito. Un giorno, al suo rientro, è rimasto ucciso da una mina. Poco tempo dopo anche mia madre, la mia sorellina e mia nonna sono morte in un bombardamento talebano. Avevo nove anni quando assieme ai miei fratelli sono stato affidato a mia zia, che è diventata come una madre per me.

Dopo l’attentato a mio padre era troppo pericoloso rimanere in Afghanistan, così siamo fuggiti in Pakistan, dove la situazione però era ugualmente rischiosa. Mia zia decise allora di portarmi in Iran da amici di famiglia pagando un contrabbandiere. Ho dovuto affrontare da solo un pericoloso viaggio durato ventiquattro giorni, in macchina, a piedi e a cavallo. Una volta arrivato ho iniziato a lavorare in una fabbrica, ma il mio sogno era rimasto però quello di studiare, come mio padre, ecco perché a un certo punto ho deciso di tentare la fortuna e partire.

Con i soldi guadagnati in Iran sono riuscito a pagare diversi contrabbandieri, ma ciò non diminuiva certo i rischi della traversata. Ho dovuto superare molte prove e andare al limite delle mie forze. Ho attraversato il confine con la Turchia a piedi tra le montagne, sono arrivato in Grecia dopo estenuanti giorni di cammino e navigazione in mare. Molti compagni di viaggio non ce l’hanno fatta e ancora adesso non so che fine abbiano fatto. Per arrivare in Italia mi sono legato sotto al telaio di un camion, per quattro lunghe ore, pensavo di morire ma ce l’ho fatta. Quando i carabinieri mi hanno trovato al Brennero, mi hanno portato al centro per minori Villaggio del fanciullo di Merano. Avevo solo quattordici anni. Oggi, dopo aver scritto un libro sulla mia esperienza dal titolo “Via dalla pazza guerra” frequento la Facoltà di Filosofia a Trento e collaboro con i quotidiani “Alto Adige” e “Trentino”. Spero un giorno di poter tornare in Afghanistan a raccontare la storia della mia gente.

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Alidad introduce alcuni oggetti provenienti dal suo paese originario, l'Afghanistan.

Alidad racconta del suo rapporto con il proprio paese d'adozione, l'Alto Adige.

 

Bangladesh - La storia di Mirza Latiful Haque

Mirza

Sono cresciuto in Bangladesh, dapprima nella casa di campagna dei miei nonni a Phulbari, dove viveva tutta la famiglia allargata, e poi a Sylhet dove mio padre faceva il capo forestale. Mi piaceva moltissimo andare con lui nella foresta per imparare a conoscere le varie piante e i diversi gruppi indigeni che all’epoca la popolavano. Credo che la mia grande passione per la natura e la curiosità verso le diverse popolazioni sia nata proprio grazie a mio padre, nel periodo della prima infanzia.

Dopo la sua morte in un incidente stradale, da primogenito ho sempre cercato di aiutare mia madre, che non ci ha mai fatto mancare nulla. Le sono rimasto sempre molto affezionato anche quando mi sono trasferito nella capitale Dacca per studiare al college e poi alla Facoltà di Lettere. Nonostante provenga da una famiglia abbastanza agiata, le prospettive di lavoro in Bangladesh erano parecchio scarse, fatto per cui, come altri miei cugini, mi sono trasferito in occidente, in Italia per l’esattezza. Roma, dove stavo all’inizio, però non mi piaceva, cercavo un posto più tranquillo e sicuro. Quando ho trovato Bolzano immersa nella natura, non me ne sono più voluto andare.

Ormai vivo qui da quasi vent’anni e mi sento in parte italiano. A volte mi dà fastidio che gli altri non mi considerino italiano o cittadino alla pari, nonostante io sia molto attivo come sindacalista, abbia creato diverse associazioni e sia capo editore di un giornale culturale. Nel 1994 ho denunciato un bar in cui non mi volevano servire in quanto straniero, oggi però posso dire a testa alta che le cose sono cambiate e che in futuro potranno cambiare ancora in meglio, se ci s’impegna tutti: sia coloro che sono nati in Alto Adige, ma anche e soprattutto chi ne viene accolto.

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Mirza introduce alcuni oggetti provenienti dal suo paese originario, il Bangladesh.

Mirza racconta del suo rapporto con il proprio paese d'adozione, l'Alto Adige.

 

Colombia - La storia di Nuris Isabel Mendoza Obregón

Isabel

Sono nata in Colombia, un paese conosciuto per l’elevato grado di felicità dei suoi abitanti. Purtroppo regnano anche povertà e diseguaglianza sociale, ma nonostante ciò la gente non perde il proprio spirito positivo e si rallegra a condividere i pochi averi in feste coloratissime.

Anch’io sono cresciuta all’interno di una famiglia che disponeva di poche risorse, ma di tanto affetto. Quando avevo soli 14 anni assieme alle mie sorelle mi sono trasferita dal paesino in cui siamo nati, Magangué, nella città di Bogotà per tentare la fortuna. Lì la gente solitamente è un po’ più chiara di carnagione e quindi spesso capiva che ero una forestiera che veniva dalla costa, ma nonostante ciò mi trattava con grande rispetto e cordialità. Il bello della Colombia è la sua multiculturalità in cui si mescolano persone di discendenza molto diversa, come quella afroamericana, europea e indigena.

Lavorando e studiando sodo sono riuscita a realizzare il mio sogno: fare l’attrice. Nel mio paese ho lavorato in diverse soap opera e in alcuni pezzi teatrali. Dopo aver conosciuto il mio futuro marito altoatesino, però ho deciso di mollare quella vita per trasferirmi a Bolzano, dove sono nati i miei tre favolosi figli. Non ho perso la voglia di lavorare nell’ambito culturale e così ho creato dapprima un’associazione colombiana e poi una sudamericana, ho organizzato le prime edizioni della Festa dei Popoli, ho condotto una trasmissione radiofonica in spagnolo e in generale ho sempre cercato di trovare punti di contatto tra le culture in cui vivo. I miei figli parlano italiano e dialetto altoatesino e anch’io adoro partecipare agli usi e costumi locali, ormai senza preoccuparmi di cosa ne pensa la gente nel vedermi col vestito tradizionale del posto, il Dirndl. Il mio motto rimane quello di sorridere alla vita cercando di trasmettere un po’ di allegria ed energia latina.

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Isabel introduce alcuni oggetti provenienti dal suo paese originario, la Colombia.

Isabel racconta del suo rapporto con il proprio paese d'adozione, l'Alto Adige.

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