Bosnia: archivio del paese

Qui puoi trovare i materiali raccolti sul paese: Bosnia

Lo scopo dell’archivio è quello d’incuriosire e far conoscere alcuni dei molteplici aspetti e significati cari alle popolazioni che animano questo paese, di certo non omogeneo, ma ricco di tradizioni e gente diversa.

Immagini

14-2

Caricato da Luca Vasconi

Copyright di Luca Vasconi

Tristi ricordi

Lo sguardo triste di una donna bosgnacca (musulmana di Bosnia) durante la commemorazione del diciassettesimo anniversario della strage di Srebrenica.

Anno: 2012

Luogo: Srebrenica

Bosnia-1994-3

Caricato da Enzo Nicolodi

Copyright di Enzo Nicolodi

Bosnia 1994

Tuzla, berretti blu durante la guerra di Bosnia.

Anno: 1994

Luogo: Tuzla

3

Caricato da Luca Vasconi

Copyright di Luca Vasconi

Ricordando Srebrenica

Ogni 11 luglio, nel cimitero di Potocari, si celebra l'anniversario della strage di Srebrenica del 1995, in cui 8.000 bosgnacchi (bosniaci musulmani) furono uccisi dalle truppe serbo-bosniache comandate dal generale Ratko Mladic. Ogni anno la Commissione Internazionale per le Persone Scomparse identifica nuovi cadaveri di musulmani bosniaci (more…)

Anno: 2012

Luogo: Srebrenica

18

Caricato da Luca Vasconi

Copyright di Luca Vasconi

Tuffo dal ponte vecchio

Un ragazzino osserva il tuffo di un turista australiano dal famoso ponte vecchio di Mostar. Distrutto da un colpo di mortaio nel 1993 durante le guerre dei balcani lo Stari Most (il vecchio ponte) è oggi stato ricostruito ed è il simbolo della città. Negli ultimi anni, nei mesi estivi, è ripresa tra i ragazzi locali l'antica tradizione dei tuffi dal ponte da un altezza di 25 metri. A volte qualche intrepido straniero dopo esser stato istruito dai ragazzi di Mostar si lancia nell'impresa e si tuffa nelle gelide acque del fiume Neretva.

Anno: 2012

Luogo: Mostar

foto23

Caricato da sarahtrevisiol

Copyright di Matteo Vegetti

La tomba del presidente Izetbegović

La città di Sarajevo è ricoperta di tombe musulmane. L’assedio da parte delle truppe serbe è durato quattro anni ed è costato la vita a migliaia di persone. Nella foto, la tomba del presidente in carica durante la guerra, Alija Izetbegović, che si impegnò fortemente per l’indipendenza della Bosnia.

Anno: 2012

Video

Caricato da sarahtrevisiol

Senza copyright

Beautiful Bosnia: Wir waren doch alle Nachbarn

Questo toccante documentario parla della difficile convivenza tra bosniaci, serbi e croati negli anni '90 in Bosnia-Erzegovina, quando la guerra ha cambiato radicalmente i rapporti umani tra le persone. Vicini di casa e amici che vivevano insieme pacificamente per anni, sono stati separati a causa degli eventi inarrestabili, non certo per loro scelta. (more…)

Anno: 1993

Caricato da sarahtrevisiol

Copyright di actingout, http://sarajevolution.com/

Sarajevolution – 1°trailer

Una delle più famose vittime dell'assedio di Sarajevo è la Vijećnica, il maestoso palazzo sede della biblioteca nazionale e universitaria. Nel 1992, è stata colpita dall'artiglieria pesante e dalla bombe incendiarie delle forze armate Serbe, danneggiando severamente la struttura e condannando centinaia di migliaia di libri alle fiamme.

Al giorno d'oggi, la Vijećnica è ancora in rovina, quasi inaccessibile, avvolta in tetri ponteggi e guardata con pietà e disincanto. Ma intorno ad essa, la città di Sarajevo è vitale, dinamica e culturalmente viva: molte persone sono impegnate a studiare, praticando e sfidando le esistenti norme culturali, spesso in modo originale e provocatorio. In un certo senso, quindi, la biblioteca ha da tempo cessato di rappresentare e riflettere la vita culturale che la circonda. (more…)

Anno: 2013

Luogo: Sarajevo

Caricato da sarahtrevisiol

Senza copyright

Mostar Sevdah Reunion – sevdalinka moderna

Mostar Sevdah Reunion è un gruppo musicale di Mostar che ripropone in chiave moderna il genere folk della Bosnia-Herzegovina conosciuto come sevdalinka, una musica melanconica ed emotiva, interpretata e amata anche in altre parti dei Balcani. Il mix tra elementi orientali e europei caratterizza anche altri genere folk balcanici.

Anno: 2012

Luogo: Warsaw

Caricato da sarahtrevisiol

Senza copyright

Danza kolo

Il ballo folkloristico kolo un tempo era una danza di corteggiamento, in cui gli uomini valutavano la vigorosità delle donne in età di matrimonio. La danza è conosciuta anche in altre parti dell’area balcanica, anche se con caratteristiche e costumi un po’ diversi. Nel filmato un gruppo occidentale interpreta l’antica versione bosniaca starobosansko kolo, originariamente ballata senza accompagnamento musicale.

Anno: 2011

Luogo: Minneapolis

Caricato da sarahtrevisiol

Senza copyright

Come si cucina il burek

Il burek è una specie di torta salata fatta a strati, contenente solitamente carne macinata o formaggio. È un piatto molto amato in molte parti dell’area balcanica e si mangia a qualsiasi ora, anche a colazione.

Anno: 2011

Suoni

Caricato da multisense

Senza copyright

Il canto del muezzin di Sarajevo

Cinque volte al giorno l’incredibile canto o richiamo religioso del muezzin di Sarajevo ricorda ai fedeli musulmani di pregare.

Caricato da multisense

Senza copyright

Moj Dilbere – Sevdalinka

Safet Isović è uno dei cantanti più popolari del tradizionale folk denominato Sevdalinka, originariamente cantato sopratutto dalle donne per esprimere il loro amore sfortunato o non ripagato.

Caricato da multisense

Senza copyright

Crvena Jabuka – Ja te volim

Crvena jabuka è una band rock/pop formata nel 1985 a Sarajevo che è rimasta popolare fino ad oggi. Qui la famosa canzone d’amore “Volim te”.

Caricato da multisense

Senza copyright

Dubioza kolektiv – Recesija

Dubioza Kolektiv è una band moderna di Sarajevo che mischia diversi stili musicali come il reggea, la dub, il rock, lo ska e l’hip hop per lanciare forti critiche politiche e denuncie sociali sulla situazione della Bosnia Erzegovina, come in questo pezzo intitolato “Recesija”.

Caricato da multisense

Senza copyright

Bijelo Dugme – Djurdjevdan

Djurdjevdan è una delle canzoni della più famosa band jugoslava degli anni 70 e 80, i Bijelo Dugme, fondati da Goran Bregović. Prima della guerra Sarajevo era la roccaforte del rock jugoslavo.

Testi

“E misi me per l’alto mare aperto”

Quando si parla della cultura a Sarajevo oggi non si può prescindere dai racconti di quale fosse la situazione culturale durante la guerra. Molti ripensano con orgoglio alla Sarajevo assediata ricordando la viva e multiforme scena culturale e la vasta partecipazione della popolazione alla cosiddetta “resistenza culturale” della città. Molte iniziative, piccole e grandi sono nate a Sarajevo durante la guerra, e molte di esse persistono tuttora. Il rapporto tra guerra e cultura è vasto e complesso, ma su un aspetto ci potremmo soffermare, seppur brevemente. Perché dedicare del tempo alla cultura durante una guerra, e, soprattutto, quando?
Nihad Kresevljakovic, direttore del Teatro di Guerra di Sarajevo (SARTR), ci parla della guerra come di una fonte di ispirazione per la scena culturale, un’occasione di ricchezza da custodire per il futuro. Le parole di Nihad, pronunciate oggi, servono a dare un senso a quell’esperienza, suonano quasi come una terapia da adottare per ricordarsi di averci provato, a restare umani, e in molti casi di esserci riusciti. Ma in quattro anni di assedio, durante giornate il più delle volte scandite dai colpi dei mortai e dal tormento della fame, qual era il tempo di pensare alla cultura? In che momento Dževad Karahasan si sedeva per scrivere “Il centro del mondo”? Qual era il tempo in cui ci si poteva immaginare e organizzare uno spettacolo teatrale? Quale quello in cui farsi una risata?
Questa cultura, intesa come ogni aspetto della quotidianità perduta, è una realtà che fa male ricordare ma che bisogna provare a difendere. Immagino ognuno degli atti culturali compiuti in tali circostanze come una temporanea fuga dal determinismo imposto dalla guerra. Una breve sosta della vorticosa giostra della sopravvivenza. Interstizi sfuggiti casualmente alla potenza livellatrice degli eventi e usati per prendere aria e ricordarsi di sé. Nonostante la guerra.
In Se questo è un uomo, Primo Levi, racconta di quando tentò di insegnare l’italiano al suo compagno francese Jean. Durante il tratto di strada compiuto per andare alle cucine del campo a prendere la marmitta del pranzo, senza apparente ragione, gli viene in mente il canto di Ulisse di Dante. Levi si sforza di ricordare e tradurre il più possibile, e vuole che Jean capisca, perché ciò vorrebbe dire riuscire a spiegare sé stesso, la propria cultura, il proprio passato, e soprattutto la situazione che entrambi stanno vivendo in quel preciso istante. Una relativa quiete e un’ora di tempo per permettere alla sua cultura, alla forza di ricordare, di trovare lo spazio per manifestarsi. Uno spazio breve, da sfruttare al massimo, prima di venire di nuovo sommersi.
“Infin che ‘l mar fu sopra noi rinchiuso”

di Giulia Levi

Ricetta per la baklava

Baklava

Ingredienti per 8 porzioni

  • 400 g di pasta filo
  • 200 g burro sciolto
  • 500 noci sgusciate e frantumate
  • 120 g di zucchero

Per lo sciroppo

  •  1/2 limone
  •  300 g zucchero
  • 1 l. di acqua

 

Stendere due fogli di pasta filo su una teglia imburrata (di grandezza media, a bordi alti).
Cospargere di noci (mescolate a 120 g di zucchero) e coprire con altri due fogli di pasta filo.
Continuare così imburrando i fogli e cospargendo di noci finché non finisce tutto.
Alla fine coprire tutto  con gli ultimi due o tre fogli di pasta filo.
In seguito tagliare con molta cura a cubetti o a rombi ed mettere nel forno a 180 gradi, finché la superficie non diventa di un bel colore dorato.
Nel frattempo mettere a bollire dell’acqua con del limone tagliato a fettine e tutto lo zucchero e far bollire per circa 20-30 minuti a fuoco lento.
Versare lo sciroppo sopra la baklava e lasciarla riposare per almeno 10 ore.
Affinché la baklava risulti più compatta, alcuni lasciano riposare il dolce coperto da una teglia leggermente più piccola con appoggiato un peso.